Manifesto

Cara Amica, Caro Amico,

il 12 giugno saremo chiamati ad una scelta epocale, che, proprio perché tale, deve essere pienamente consapevole e trascendere le appartenenze politiche e partitiche.

Abbiamo deciso di dare il nostro contributo, perché la nostra coscienza e la volontà di tutelare la dignità dell’Avvocatura e gli interessi dei nostri clienti ce lo impongono.

Esercitando la professione con passione e dedizione, siamo sempre più convinti e testimoni delle inefficienze del sistema giudiziario: i quesiti referendari rappresentano l’inizio di una rivoluzione che potrà portare finalmente anche in Italia ad una giustizia più giusta e più vicina alle esigenze del cittadino.

Siamo convinti che gli scandali emersi negli ultimi anni, con le inchieste a carico di Magistrati anche particolarmente in vista, abbiano erroneamente incrinato la credibilità dell’operato dell’intera Magistratura e spaccato il Paese, ancor più diviso tra garantisti e giustizialisti. Innegabile, però, è la sensazione che l’autonomia del Potere Giurisdizionale – teorizzata da Montesquieu, prevista dalla Costituzione e necessaria in uno Stato di diritto – abbia necessità di un più forte contro-bilanciamento rispetto al Potere Legislativo (che non può essere sostituito dalla cd. giurisprudenza “creativa”) e del Potere Esecutivo (che non può veder condizionata l’azione di Governo fino all’inibizione).

È, anzi, necessario rimodernare il concetto stesso di Potere Giurisdizionale. Non può non farne parte chi ne è protagonista, chi garantisce e tutela quotidianamente i diritti e gli interessi del cittadino: la figura dell’Avvocato va inserita nella Costituzione e gli va riconosciuta pari dignità rispetto al Magistrato.

Mai fare di tutta l’erba un fascio: ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre ottimi Magistrati, che svolgono il proprio dovere dando lustro all’intera categoria. Eppure esistono le eccezioni e fanno notizia: colpiscono al cuore lo Stato e minano la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni.

Il problema è che non c’è nessun organo all’infuori della stessa Magistratura che possa punire i Magistrati colpevoli: il controllore controlla il controllato

Il nome stesso del nostro Comitato parte dal profondo rammarico generato dalla bocciatura da parte della Consulta di uno dei sei quesiti, che rappresentava il pilastro di una riforma radicale e operativa della Giustizia: la responsabilità diretta dei Magistrati.

Chi accusa lo strumento referendario di una eccessiva semplificazione, chi sostiene che una riforma così delicata possa essere fatta solo dal Parlamento e che i cittadini non hanno cognizione specifica dimentica che lo strumento referendario è la massima espressione di un Paese maturo e civile, che prende coscienza dei propri problemi e ne cerca la soluzione.

La Magistratura italiana può e deve darsi un taglio moderno, conservando la propria autonomia, ma senza scadere nell’autoreferenzialità, fornendo una impressione sbagliata.

Tocca alla nostra generazione dare l’esempio e combattere per una battaglia, che non è politica, ma di civiltà: noi voteremo ed inviteremo tutti, il 12 giugno, ad esprimersi con 5 Sì, che ne rappresenteranno non solo 6 (includendo il quesito escluso), ma 7, 8, 9, decine di Sì espressi a tutte le riforme necessarie. Se si viola lo Stato di Diritto per una persona sola, lo si viola per tutti. E una giustizia equa, efficiente, trasparente non è una vittoria di un ordine professionale o di un partito: è la vittoria di un’intera Nazione.

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