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RIFORMA CARTABIA BUON COMPROMESSO

GIUSTIZIA, COMITATO 6G: “RIFORMA CARTABIA BUON COMPROMESSO ANCHE SE DOVREMO RINUNCIARE A QUESITI. IN FUTURO NECESSARI ULTERIORI MODIFICHE DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO”

ROMA, 20/04/2022 – “Riteniamo che la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario che porta il nome della ministra Cartabia rappresenti un giusto compromesso tra le varie esigenze in campo”. Lo affermano i promotori del Comitato 6G per i referendum sulla giustizia del 12 giugno.

“Certo – dichiarano i referendari – la riforma non ci pare risolutiva né particolarmente coraggiosa come avremmo voluto. Siamo convinti che la strada verso una giustizia davvero giusta e un sistema pienamente attuativo dei dettami costituzionali sia ancora lunga e che, quindi, il Parlamento dovrà mettere presto ulteriormente mano alla materia per accelerare in modo deciso verso una civiltà giuridica degna di uno Stato di diritto avanzato”.

“Se i risultati dell’iter parlamentare del provvedimento comporteranno la rinuncia ad alcuni dei quesiti previsti dalla consultazione del 12 giugno – aggiunge il Comitato – lo accetteremo, convinti come siamo che il cuore della riforma comprenda le istanze che stiamo promuovendo con la nostra iniziativa referendaria. Chiaramente ci aspettiamo, a questo punto dalla prossima legislatura e con il futuro governo, che sia facciano ulteriori passi avanti, passi decisi e coraggiosi”.

“Qualche parola – dicono poi i promotori del il Comitato 6G – vorremmo spenderla nel prendere atto che l’Associazione nazionale magistrati ha, per ora, rinunciato allo sciopero ventilato in contestazione della riforma Cartabia. Non sono pensieri nostri bensì di Magistratura Democratica quelli secondo cui l’azione dell’Anm ‘è apparsa intempestiva, priva di una sana autocritica, timida e incapace di proposte, avendo privilegiato la conservazione dell’esistente’ e che l’astensione dal lavoro suonerebbe come una ‘difesa corporativa del nostro status’. Prendiamo atto di quello che dice una componente non certo rinunciataria della stessa magistratura. Da parte nostra – continuano i referendari – riteniamo che lo sciopero sarebbe stato semplicemente sbagliato. Crediamo che ­nel rispetto della sua riconosciuta indipendenza, un magistrato il quale non abbia nulla da rimproverarsi in termini di imparzialità, correttezza e scrupolo professionale – chiosano i 6 giuristi ­–, non dovrebbe avere alcun timore se il proprio lavoro viene sottoposto ad una valutazione seria e terza”.  

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